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Obesità infantile e ruolo dei genitori

Obesità infantile: una patologia multifattoriale

L’obesità infantile è una patologia multifattoriale, in cui coesistono determinanti genetici, psicologici, ambientali e socioeconomici; caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, con conseguenze negative per la salute, riduzione della qualità e dell’aspettativa di vita.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce e classifica i diversi stadi dell’obesità attraverso l’indice di massa corporea (IMC), che mette in rapporto il peso corporeo con il quadrato dell’altezza.

tabella obesità

 

Obesità infantile: un fenomeno in crescita

Tra il 1975 e il 2016, i tassi di obesità sono quasi triplicati, così che 650 milioni di adulti in tutto il mondo sono classificati come obesi (World Health Organization, 2018).

Da qualche decennio a questa parte, l’obesità infantile rappresenta un grave problema di sanità pubblica. In tutto il mondo, circa 124 milioni di bambini e adolescenti sono francamente obesi; solo in Italia se ne contano circa un milione. La cifra aumenta in modo allarmante se sommiamo le stime di sovrappeso e di altri disturbi della sfera alimentare.

La patologia rappresenta un problema imponente anche a livello economico. La sola obesità grava sul nostro Servizio Sanitario Nazionale per un costo di 4 miliardi e mezzo di euro all’anno, rendendola di fatto una vera e propria emergenza di difficile gestione.

L’Italia vanta un’ottima fama nel campo alimentare poiché culla della dieta mediterranea, dichiarata dall’UNESCO patrimonio immateriale per l’umanità; tuttavia, si registrano costanti aumenti nel consumo di bevande zuccherate e junk food, soprattutto tra i soggetti più giovani.

Alla base dell’epidemia di obesità infantile sembrano esserci la pervasiva disponibilità di alimenti ipercalorici e iperpalatabili e l’abitudine ad uno stile di vita sedentario.

Le linee guida internazionali

Le linee guida internazionali per la prevenzione e il trattamento dell’obesità e dei problemi legati al peso suggeriscono ai genitori di interpretare il ruolo di “controllori” della dieta dei propri figli. Lo scopo modo è prevenire o individuare sul nascere le possibili problematiche legate all’alimentazione del bambino.

Una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Pediatric Obesity” si pone come obiettivo primario quello di analizzare il comportamento materno quando i figli vengono a contatto con alimenti ad elevata densità energetica.

I risultati della ricerca evidenziano come le madri dei bambini obesi tendano a rinnegare la propria responsabilità riguardo le scelte alimentari scorrette, per non subire lo stigma legato al crescere un bambino obeso e per non essere additate come cattive genitrici.

L’obesità come malattia multifattoriale

Solo in tempi relativamente recenti, alcuni studi hanno indagato lo stigma nei confronti dell’obesità e hanno analizzato gli effetti negativi su chi lo subisce, sia sotto il profilo sociale che psicologico.

L’obesità viene largamente riconosciuta dalla collettività come una malattia, alla stregua del diabete, dell’ipertensione o dell’infarto del miocardio. Contrariamente a chi soffre di patologie organiche, la persona affetta da obesità (e più in generale da disturbi legati alla sfera dell’alimentazione) è considerata artefice della propria condizione, colpevole di pigrizia e di scarsa forza di volontà.

L’affermata visione stereotipata dell’obeso conduce facilmente a discriminazione negli ambiti più importanti della vita quali lavoro, scuola e tempo libero.

L’obesità, come detto nell’introduzione, è una patologia ad etiologia multifattoriale e numerosi studi di prevenzione mostrano come la genesi non sia imputabile alla cosiddetta “cattiva genitorialità”.

Molte ricerche sottolineano che mamma e papà possono svolgere ruolo educativo fondamentale, guidando il bambino nella costruzione di sane abitudini alimentari.

L’obesità infantile: il ruolo fondamentale dei genitori

I genitori dei bambini obesi e in sovrappeso riportano sentimenti di frustrazione e impotenza di fronte al tentativo, spesso fallimentare, di ottenere il calo ponderale. Le attuali linee guida non forniscono agli educatori indicazioni specifiche e dettagliate su come gestire in modo sensibile e consapevole le possibili situazioni a rischio.

Le difficoltà nel raggiungere e mantenere il peso forma è nota già dagli anni 50 del secolo scorso quando il Professor Albert J. Stunkard, pioniere nella ricerca e nel trattamento dei disturbi alimentari, scriveva così: “La maggior parte delle persone obese non manterrà il trattamento. Di coloro che manterranno il trattamento, la maggior parte non perderà peso e di quelli che perderanno peso, la maggior parte lo riguadagnerà”.

A fronte di una problematica così rilevante, si rendono indispensabili futuri lavori per dirimere i dubbi e le perplessità a cui i genitori devono far fronte nella quotidianità.

Risulta necessario esaminare gli approcci migliori per le famiglie e fornire loro direttive comprensibili e realizzabili su larga scala per contrastare le scelte alimentari scorrette dei figli.

al fine di guidarli agevolmente in un percorso di sana e corretta alimentazione, limitando il rischio di slatentizzare o aggravare possibili disturbi del comportamento alimentare.

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